Cercare l'Oriente dentro di noi...

 Zeus

Zeus 

 Apollo

Apollo 

 Era

Era

C.G. Jung ha sempre insistito sulla necessità di cercare l'Oriente dentro noi stessi.

Anche l'occidente infatti ha i suoi miti , i suoi archetipi e le sue discipline , (il suo "Oriente" per intenderci) ma, il progresso della nostra "civiltà" , li ha relegati nei musei, nel letteralismo,nel risorgimento neoplatonico, nelle superstizioni pagane, nell’occulto, ovunque quindi, ma non dove in realtà essi sono: dentro di noi.

La nostra anima, (il nostro inconscio o la nostra psiche), è costituita e governata da immagini mitiche, subisce le dinamiche degli archetipi, degli Dei mitici greci, egizi romani e di tutte le civiltà che ci hanno preceduto nelle varie ere..

Un percorso di conoscenza e consapevolezza di se stessi non può prescindere dal riconoscimento della nostra essenza più profonda.

La psiche, l'anima occidentale, a livello di ciò che non appare immediatamente, nelle sue elaborazioni non consce, mostra attitudini, simboli, predisposizioni e tempi, peculiari della propria storia, tradizione e cultura.

Occorrerebbe allora tenere più conto della necessità di integrare a livello proprio delle immagini,delle elaborazioni e dei vissuti non consci, le varie possibilità delle discipline orientali.

Solo dall'integrazione tra la tradizione occidentale e la saggezza orientale, le discipline millenarie di quest'ultima diventano veramente efficaci anche per noi, perché in questo modo "tengono conto" del nostro inconscio occidentale,dei miti che lo compongono ma che abbiamo smarrito a livello conscio.

Ma ... cosa sono i miti e perché sono così importanti per la psiche?

Come ben evidenziato da C.G. Jung, J. Hillman e U. Galimberti tra gli altri, si può osservare che i miti sono ben presenti in ognuno di noi!e anzi sono ben lungi dall'essere qualcosa di lontano e irrilevante per la nostra psiche, una curiosità da museo o delle antiche storie piacevoli da ascoltare.

Jung ha teorizzato che accanto all'inconscio individuale di cui parlava Freud, il padre della psicoanalisi, ci fosse anche un inconscio collettivo.

Per inconscio, semplificando s'intende tutta quella parte di emozioni, pensieri, comportamenti dei quali non siamo consapevoli, che magari altri possono vedere in noi, ma che noi non vediamo e in buona fede non riusciamo ad ammettere a noi stessi. Per gli orientali e per gli antichi occidentali questa era l’Anima o la Psiche.

Come per ogni singolo individuo esiste anche un inconscio collettivo nel quale vivono delle vere e proprie persone, delle specie di matrici dei comportamenti e delle situazioni tipiche che contraddistinguono gli esseri umani, detti archetipi, ad esempio l'archetipo dell'eroe, del vecchio saggio,dell'ombra, del guerriero, del saggio, dell’amante, del folle ecc.

Queste tipizzazioni, questi archetipi sono straordinariamente simboleggiati nelle narrazioni mitiche in ogni parte del mondo e sono dunque ben presenti anche nella nostra psiche attuale, soprattutto nei sogni, in cui può accadere di ricevere immagini,.che non si comprendono se non si ricorre al patrimonio di miti, credenze, spiritualità presenti in ogni angolo della Terra, da sempre.

Nei sogni infatti il nostro cervello che di norma funziona come una sorta di riduttore, funziona piuttosto come un amplificatore ed è allora che entriamo in contatto con il mondo notturno nel quale il tempo e lo spazio diventano relativi e soprattutto appunto, le immagini dei sogni possono esprimere dei significati di grande valore psicologico per noi.

Queste immagini, questi veri e propri messaggi della nostra anima, sono espresse sotto forma di situazioni ritualizzate, come un essenza dei racconti mitologici che si materializza nei nostri sogni.

Il mondo dei sogni non è frutto di fantasia o magari un mondo senza senso, o solo frutto di una digestione difficile, i sogni sono la via regia all'inconscio come diceva Freud e possono metterci in contatto con verità, di fronte alle quali da sempre gli esseri umani si sono trovati, con modalità tutto sommato immutabili da millenni e millenni, modalità archetipiche appunto. Per questo la psicologia ha anche un cuore antico e solo il riconoscimento del valore di questa ancestralità la può davvero anche oggi rendere efficace e utile al progresso spirituale della psiche.

Ma la psicologia è orfana, dei riti, "del vivere servendo gli Dei" proprio degli antichi, sostituiti dal progresso, dal consumismo, dal Dio Unico, dal Pensiero Unico, l’unico mito rimasto purtroppo è quello dell’Eroe (lo troviamo ad esempio nell’America del Sogno Americano e nella sete di dominio della società liberista in generale),che si è tradotto  nell’Ego che domina da 2000 anni su qualsiasi cosa.. ma soprattutto sull’anima… sulla psiche.. e sulla stessa psicologia.. sullo stesso psicanalista..

Ecco perché l’incontro tra Tradizione Occidentale e Olistica riporta l’equilibrio..

Le discipline olistiche ci riportano a vivere come 2000 anni fa… offrono una via alternativa a quella "persecuzione della Psiche" a cui si è ridotta la nostra società…

Pensate a tutto ciò che associamo al termine antico, di solito sono sensazioni, immagini, cose che hanno un grande valore per noi, sono le nostre radici, la nostra continuità, abbiamo il dovere di ricollegarci al filo che da sempre ci lega alla psiche dei nostri progenitori, e alle nostre tradizioni, abbiamo bisogno di sentire meglio il nostro legame con i ritmi e cicli ancestrali elaborati dalle antiche sapienze, anche quelli elaborati dalle stirpi più antiche delle nostre che hanno abitato i nostri luoghi attuali, e sono ritmi d'altra parte che da sempre attraversano le vicende degli uomini.

Abbiamo bisogno di guardare il mondo con lo sguardo simbolico, olistico, globale che avevano i popoli antichi, la moderna fisica quantistica in maniera sorprendente sembra confermare o affrescare in filigrana, tali concezioni, e chi scrive si è occupato di tali questioni in "Psiche e realtà" di Donato Santarcangelo e Tiziano Cantalupi, Tirrenia Stampatori editore (per richiederlo tirstamp@tin.it).

Abbiamo il diritto e il dovere di poter guardare la realtà in maniera più completa, chiedendoci il significato più ampio delle cose che facciamo, dei nostri pensieri e sensazioni, scoprendo così che l'antico sapere è ancora vivo in noi e che può aiutarci a dare un senso meno materiale alla nostra esistenza.